PER UN CAMMINO DI SPERANZA
Discorso di Mons. Antioco Piseddu, tenuto nella Cattedrale di Lanusei, nella celebrazione di fine anno 2009
Il Signore ci concede di terminare davanti a lui questo anno 2009. Lo ringraziamo. Tanti che lo avevano cominciato con noi non ci sono più. Noi possiamo continuare a rivolgerci a lui dalla terra e continuare a protenderci verso il futuro. Viviamo il mistero del tempo. Ma aneliamo all'eternità.
Se diamo uno sguardo alla grande storia del mondo così come la abbiamo vissuta in questo 2009, ci nasce nel cuore un senso di incertezza, di paura, di sgomento. Tanti fatti negativi sono capitati in tante parti del mondo: possiamo ricordare e grandi disastri naturali, inondazioni, terremoti, il riscaldamento della terra che sta cambiando il clima con conseguenze terribili sull'ambiente. La terra sta diventando meno vivibile, meno amica dell'uomo a causa di scelte sbagliate dell'uomo stesso. La crisi economica che mette in difficoltà un po’ tutte le nazioni, e di cui tutti siamo vittime ma anche in qualche modo causa, conseguenza forse
di tante ingiustizie e soprusi. Tanti fratelli uccisi da mano nemica nei tanti teatri della guerra, attentati, terrorismo che non risparmiano nessuna parte del mondo e di cui non si riesce a giustificare le cause che sembrano al di fuori di ogni logica. I potenti della terra sembra siano impotenti e le volte che si sono riuniti, oltre a mettere in pericolo la loro stessa vita, non sono riusciti a trovare soluzioni valide ai tanti problemi.
Ci sarà un futuro per il mondo?
Le radici di questo sembra si possano individuare in una crescente disumanizzazione dell'uomo. L'uomo è sempre meno uomo, intendendo per uomo un individuo capace di conoscere la verità, amare il bene e gustare il bello. Oggi la verità viene disprezzata e irrisa, tanto che le si nega l'obiettività e ciascuno si fa una sua verità. Il relativismo porta alle molte verità e quindi alla non verità. Ma questa non riempie l'anima, per cui il senso di disagio profondo e di solitudine. Sembra che si sia liberi di fare quel che si vuole, ma così si sperimenta la solitudine più piena, non potendo fare riferimento a nessun altro fuori di sè.
Come conseguenza del relativismo filosofico c'è quello morale, per cui ciascuno chiama bene quello che gli è più comodo e non c'è una netta distinzione tra bene e male.
I comandamenti di Dio vengono ignorati e irrisi. L'autorità da seguire è la televisione e i mass media che impongono messaggi tante volte fuorvianti, che non danno pace. L'uomo tormentato.
Non si segue più il ragionamento. Si segue l'istinto, l'emozione passeggera che dura un istante e cambia. Per questo si è sempre più incapaci di decisioni, specie di quelle che determinano le scelte della vita e danno sicurezza e pace. Anche nella vita matrimoniale che si basa sulla stabilità che dà sicurezza e pace, si vive nella provvisorietà del momento e basta un niente per una separazione dimenticando i solenni giuramenti, il bene dei figli e della società stessa.
E questo porta anche a un livello di vita dai sentimenti bassi, volgari e grossolani, in cui si irride ai nobili sentimenti. Non c'è il gusto delle cose belle e nobili.
Ma pure nel cuore dell'uomo nasce la speranza dalla consapevolezza di questa situazione. La gente si chiede: cosa sta succedendo? Mai ci siamo sentiti tanto in basso.
E da questa considerazione nasce il desiderio di risalire in alto, di aggrapparsi alle certezze della fede, la necessità di andare contro corrente per costruire un mondo più buono e più umano.
In questa direzione si muovono i tanti gesti di volontariato; tante persone specie giovani che danno del loro tempo al servizio degli altri e sperimentano la gioia di amare donandosi. E questo contrasta i tanti che sprecano la loro vita nel fare il male, nella delinquenza, nella droga, nell'erotismo sfrenato.
Luci e ombre, Ma noi questa sera, sentendoci membri di questa grande famiglia umana, vorremmo potere offrire al Signore trutto il bene che c'è nel cuore degli uomini, tutti i gesti di amore fatti sia a livello mondiale che privato, nel silenzio dove Dio si manifesta. Signore accetta tutto l'amore che in quest'anno ha arricchito il mondo di te. Perdona quanto è andato contro di te.
Lo sguardo si vuole ora fermare più vicino a noi, alla nostra città, al territorio: Ci chiediamo ancora quale cammino ha percorso l'Ogliastra, la nostra Chiesa in questo 2009?
Non è facile individuare delle linee direttrici che pure devono esserci state, vista la particolare situazione che consente di parlare di personalità del territorio.
Crediamo di poter accennare ad alcuni fattori che potrebbero segnare elementi di progresso:
La mentalità e la cultura si sta aprendo a nuovi orizzonti di fiducia e di speranza? Vorrei dire di sì. Si sta prendendo atto della tendenza negativa al pessimismo, alla sfiducia per superarla. Si sta diventando più ottimisti? Come lo vorrei: E intendo quell'atteggiamento positivo che fa tenere i piedi per terra e lo sguardo in alto, a spaziare verso nuove frontiere da individuare sempre più lontano e in alto. Quell'atteggiamento che porta alla giusta autostima per misurarsi coi problemi e affrontarli e risolverli, con tenacia e buon senso, sentendoci protagonisti della nostra storia. Non ai margini, osservatori tristi e pigri di vicende che non sembra ci riguardino quando da esse dipende la nostra vita stessa. Che ci fa dire: questo lo possiamo fare subito e lo facciamo, nel migliore dei modi; queste altre mete le prepariamo e le raggiungeremo più in là; questa altre sono più grandi di noi e dobbiamo chiedere aiuto, non con sterili lamenti ma con azione propositive e concrete.
Ritengo che da questo mutamento di mentalità dipenda tanto del futuro dell'Ogliastra. Ma è anche la cosa più difficile. Si tratta di andare contro mentalità ancestrali, comode anche se inutili, anzi dannose.
Questo cambiamento di mentalità si manifesti nella politica, specie nelle istituzioni del territorio come la Provincia, i Comuni, le associazioni di comuni, l'imprenditoria (vedo sempre più necessaria una scuola per imprenditori che prepari nuovi protagonisti di impresa e una nuova economia) che faccia superare la tentazione di essere solo dei consumatori di risorse pubbliche ma dei produttori di esse;
Si manifesti nella cultura, sia nella diffusione di essa a strati sempre più larghi di popolazione, vche nell'approfondimento e la specializzazione. Quanto preoccupa l'atteggiamento di molti giovani che lasciano la scuola, non perché non sono intelligenti, ma per pigrizia, preparandosi un futuro difficile in una società sempre più competitiva, in cui solo i più bravi e preparati si affermeranno.
Ma sarà necessario anche intensificare la spiritualità e la moralità, perché il bene e il male non sono la stessa cosa e il bene porta alla vita e alla speranza, il male alla morte.
Troppa faciloneria, il disprezzare i valori più alti, il prendere le distanze dagli impegno sociali e religiosi non portano lontano. Allargare gli orizzonti.
Quello che sto dicendo in generale riguarda anche la nostra Chiesa.
Stiamo portando avanti faticosamente dei programmi pastorali e il Piano pastorale diocesana sulla speranza ci ha già impegnato sul tema specifico dei giovani per due anni, ora ci sta impegnando sui problemi della famiglia e varie iniziative sono in corso, anche il concorso dei presepi sul tema della famiglia; forse ci impegnerà ancora sui problemi del lavoro…
Non possiamo certo dire che stiamo facendo tutto: ma sono convinto che molti segni li stiamo dando agli uomini di buona volontà. Possano essi portare frutti e abbondanti per una nuova speranza.
Tutto questo lo presentiamo al Signore in questo fine d'anno, mettendolo nella mani di Maria, Madonna delle speranza. A Lei affidiamo il nostro presente e il nostro futuro.
Ilo Te Deum che ora cantiamo, riassume i nostri sentimenti. Ringraziamento al Signore per quanto ci ha dato, richieta di perdono per le nostre infedeltà e il nostro peccato, invocazione di aiuto per gli impegni che ci attendono.
Ultimo aggiornamento (Domenica 31 Gennaio 2010 01:20)

