La nostra Chiesa per i turisti

10 luglio 2015 | Omelie e discorsi
La pastorale del turismo quest'anno è parte integrante della pastorale della nostra Chiesa locale. L'accoglienza aiuta l'incontro e la fraternità manifesta opportunità importanti per evangelizzare questo tempo estivo, così atteso e decisivo per famiglie e operatori della nostra diocesi. Pubblichiamo l'articolo che il nostro Vescovo Antonello ha pubblicato per l'ultimo numero del nostro mensile L'Ogliastra.
 
Come Chiesa diocesana abbiamo promosso la pastorale del turismo, offrendo nei mesi di luglio e di agosto iniziative di incontro e di riflessione, aperte ai turisti e alle comunità locali. L’intento è di valorizzare l’accoglienza in un’ottica fraterna, creando occasioni di dialogo e di sintonia con persone e temi del nostro territorio, senza dimenticare alcuni luoghi che fanno ricca la nostra memoria storica, compresa quella della fede.
Si tratta di un programma che mette insieme cultura e arte, spiritualità e spettacolo, quest’ultimo nell’ottica di un incontro con le tradizioni locali. A un gruppo di giovani il compito di fare esperienza di animazione, mettendo a frutto le loro competenze e la loro creatività, anche grazie alla conoscenza delle lingue. I presbiteri diocesani offriranno, oltre alle celebrazioni domenicali e alle feste comunitarie, tempi di ascolto e di dialogo, in particolare con l’adorazione Eucaristica e le confessioni.
Quali finalità racchiudono queste iniziative? Come Chiesa ci sta a cuore che emerga un autentico “turismo di comunità”, che manifesti non solo la bellezza dei luoghi ma anche un autentico incontro di volti e di culture. Un turismo che evidenzi le potenzialità della nostra terra e la sua dimensione ospitale, anche incontrando le comunità ecclesiali. 
Se alle scelte politiche e sociali spetta il ruolo di creare le condizioni perché i turisti arrivino, e agli operatori turistici locali – oltre che alle amministrazioni - rimane il compito di approntare strutture e luoghi dignitosi, alla comunità cristiana rimane il dovere di rispondere alle esigenze più profonde dei turisti. Ci sono infatti dimensioni umane che non vanno mai in vacanza, e che si manifestano come desiderio di conoscenza, di arricchimento e di esperienze umanizzanti, le quali – accanto  quello del riposo e della festa – costituiscono un “pacchetto vacanze” che non bisogna eludere né tantomeno deludere.
Per le nostre popolazioni il turismo costituisce inoltre una bella possibilità per essere orgogliosi della nostra terra. Offrendo infatti ospitalità non solo avremo occasione di creare posti di lavoro e di produrre reddito per i nostri operatori e le loro famiglie, ma alimenteremo uno stile che sceglie l’accoglienza come priorità, indispensabile condizione perché chi arriva da noi decida anche di ritornarci.  
Come comunità cristiana vogliamo fare la nostra parte, per essere una Chiesa accogliente e solidale, facendo emergere sempre più atteggiamenti di attenzione, di sensibilità e di fraternità. Nella consapevolezza che se è auspicabile avere molti turisti è molto più importante decidere come accoglierli e come accompagnarli.
Interessante a questo proposito il titolo dato dalla CEI al messaggio per la prossima Giornata Mondiale del Turismo che si celebrerà il 27 settembre 2015: “Un miliardo di turisti, un miliardo di opportunità”, così come sono significative le parole di Papa Francesco nell’ultima enciclica, quando invita ad accostarci alla natura con “apertura allo stupore e alla meraviglia”, parlando “il linguaggio della fraternità e della bellezza nella nostra relazione con il mondo” (Laudato si’, n. 11).
E’ questa la strada da percorrere anche nella nostra diocesi, e i frutti non mancheranno.  
 
+ Antonello Mura